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  • Francesca Pronesti

La perfezione

Mis à jour : 7 juil. 2019

L’etimologia del termine perfezione riporta al latino perfectio inteso come finire, portare a termine e perfetto deriva da perfectus.

La genealogia del concetto di perfezione deriva dai Greci, che utilizzavano la parola telos per indicare qualcosa di concreto come ad esempio una gara perfetta.

La perfezione é di questo mondo ?

1) Se si, noi non possiamo saperlo.

L’indagine dei fenomeni misurabili consiste nell’adozione di teorie, verificate in modo sperimentale.

Un esperiemento é mettere in pratica delle operazioni che possano confermare ipotesi (1°step della teoria non verificata) o trovare leggi riguardo un fenomeno (fisica, chimica, biologia, geologia, psicologia, economia ecc).

Il percorso di un esperimento si articola in osservazione del fenomeno, elaborazione delle ipotesi, verificazione sperimentale ed analisi dei dati. Le condizioni in cui si svolge l’esperimento non sono mai ideali e per questo si ricorre all’utilizzo delle statistica.

Ad ogni osservazione il fenomeno si presenta come un caso a sé stante e ripetere le osservazioni vuol dire moltiplicare il numero dei casi, quindi, dei dati misurabili. Questi dati verrano poi analizzati al fine di trovare un andamento generico uniforme. Ogni caso é differente nei dettagli (a causa degli errori di misurazione), ma a parità di situazioni si puo’ convenire che il fenomeno si manifesterà in media allo stesso modo.

Per giungere al modello del fenomeno (ideale) si dovrà quindi eliminare da ogni caso le particolarità ed isolare I soli dati comuni.

Con lo scopo di minimizzare l’errore durante la misurazione, in tutti i campi in cui si necessita un certo grado di precisione viene applicata la teoria dell’errore.

Ogni misurazione é inveitabilmente accompagnata da un’incertezza o errore sul valore misurato.

L’errore é per natura ineliminabile e nonostante si utilizzino differenti strumenti di misurazione, se ne puo’ giusto ridurre la portata. La manipolazione delle variabili che possono intervenire durante l’esperimento puo’ ridurre il grado di errore, ma non puo’ eliminare l’incertezza di misurazione.

Ne consegue che noi possiamo avere solo una stima del valore vero che vogliamo misurare.

Per queste ragioni il modello del fenomeno é una versione approssimata del sistema che stiamo osservando.

2) Se l’errore é ineliminabile, sarà inevitabilmente presente come regola piuttosto générale

In chimica e fisica si parla spesso di perfezione. Ad esempio in fisica, un corpo é perfettamente rigido quando non é deformato da forze ad esso applicate. Questa spiegazione, cosi’ come le altre, viene utilizzata nella piena consapevolezza che tale condizione non é mai verificabile in natura. Il concetto é un costrutto ideale. Un corpo perfettamento rigido quindi non esiste, ma rappresenta la condizione-limite a cui la natura potrebbe avvicinarsi.

In pratica noi non abbiamo la capacità di misurare questo mondo in modo obiettivo o perfetto senza evitare di incorrere nell’errore, in quanto ineliminabile.

Le teorie vengono stabilite in base alla media dei dati ottenuti in seguito a diverse misurazioni ed eliminazioni dello scarto. Se per esempio vogliamo misurare in modo perfetto la lunghezza di un corridoio, dobbiamo prendere diverse misurazioni ed ottenere la media dei dati, tenendo conto di tutti gli errori sistematici o causali che possono incorrere.

Presupponendo che non possiamo compiere delle misurazioni affidabili in termini di perfezione (limiti della conoscibilità del fenomeno), sembrerebbe che i fenomeni non sfuggano alla teoria dell‘errore e che dunque si manifestino naturalmente imperfetti.

Anche l’espressione greca riguardo alla prestazione perfetta perde di senso, in quanto la prestazione non é di per se misurabile in modo esaustivo, ma approssimativo ed in riferimento alla media generale (tenendo conto degli errori di misurazione). Anche in ambito psicologico quindi, ne consegue che noi possiamo riferirci a dei modelli ideali di funzionamento ad esempio della personalità, senza cogliere l’unicità di ciscun caso a sé stante.

Ma se la perfezione non esiste in natura, perché abbiamo cominciato a parlare di perfezione ?

La piu’ recente definizione di perfezione viene attribuita ad Aristotele, che nel libro della Metafisica descrive 3 sfumature del concetto : cio’ che é completo – che contiene tutte le parti necessarie ; cio’ che é cosi’ buono che niente di simile potrebbe essere migliore ; cio’ che ha raggiunto il suo scopo.

Il concetto di perfezione ed armonia, concettualizzato da Platone e gli Stoici, fu poi ripreso in ambito etico e teologico cristiano. Nei Vangeli di Matteo infatti, si raccomanda la perfezione come avvicinamento a Dio. Verranno in questa cornice, utilizzati tutti i sinonimi della perfezione, come incensurato, santo, virtuoso, senza difetti. Con il tempo si contrapposero due teorie differenti in seno alla Chiesa, tra chi sosteneva l’impossibilità per l’uomo di raggiungere la perfezione e chi al contrario riteneva fosse possibile per tutti. Anche nel periodo medievale si parlo’ di perfezione Intesa come sviluppo dell’uomo in interdipendenza con la società.

Crisi del modello ideale

Sembra molto interessante a questo fine, considerare il modello del Paradosso di Vanini e quello della razionalità limitata di Herbert Simon.

Vanini (1600) riferiva che Empedocle (V sec a.C) avesse teorizzato la perfectio propter imperfectionem, ovvero la perfezione dipenderebbe dall’incompletezza perché essa possiede delle possibilità di sviluppo e completamento con nuove caratteristiche.

Mi permetto un volo pindarico sulla teoria di Vygotski (1960) che teorizzava la possibilità di sviluppo del bambino, non come qualcosa di convenuto per trasmissione ereditaria, ma piuttosto frutto della stimolazione sociale e culturale. Una tensione verso lo sviluppo, grazie alla natura perfettibile del cervello.

Herbert Simon (1960) suggerisce che le persone prendano decisioni in modo parzialemente irrazionale.

Questo modello emerse in risposta alla teoria della razionalità secondo le quali gli esseri umani decidono quale sia la soluzione ottimale per ogni problema utilizzando tutte le informazioni disponibili.

Come abbiamo visto riguardo l’inesattezza degli strumenti di misura in generale, anche l’uomo non sfugge alla teoria degli errori. E su queste riflessioni Herbert Simon ha elaborato la sua toeria dell’irrazionalità delle scelte. Infatti, egli descrive un uomo amministrativo incapace di cogliere la complessità del mondo, in contrapposizione a l’uomo economico ideale.

Si accorse dell’incongruità del modello economico di uomo, durante la programmazione di un computer affinché ragionasse su un problema. Egli si accorse che davanti ad un problema complesso, difficilmente troviamo la soluzione ragionando in modo chiaro e lineare, ma piuttosto procediamo recuperando informazioni casuali e dati potenziamente rilevanti, per interrompere la nostra ricerca una volta raggiunto un certo livello di comprensione del problema.

Le decisioni vengono quindi prese in funzione del costo di analisi del caso. Di fronte ad una situazione di scelta non ottimizzabile, il soggetto utilizza delle euristiche (riflessioni a basso consumo, facilmente reperibili, economiche per il cervello) e cerca delle soluzioni soddisfacenti anziché ottimali.

Il soggetto stabilise in modo automatico e non per forza consapevolemente, in cosa consista una risposta soddisfacente (criterio di tipo satisficing), in modo da arrestare (regola dell’arresto) la propria ricerca quando l’avrà trovata.

La selezione delle informazioni ritenute congruenti dipende da variabili casuali, ambientali e personali. Ne consegue che quando dobbiamo prendere una decisione, noi scegliamo nella maniera migliore, tenendo conto dei limiti delle nostre capacità di scelta. Chiaramente a distanza di tempo le nostre misurazioni potrebbero essere ritenute inesatte, ma perché avremo acquisito nuovi dati ed informazioni salienti.


La perfection
  

L'étymologie du terme perfection fait référence au latin perfectio terminé et complet.

La généalogie du concept de perfection dérive des Grecs, qui utilisèrent le mot telos pour indiquer quelque chose de concret comme une performance parfaite.

Est la perfection de ce monde?

1) Si oui, nous ne pouvons pas le savoir.

L'investigation de phénomènes mesurables consiste en l'adoption de théories vérifiées de manière expérimentale.

Une expérimente consiste à mettre en pratique des opérations pouvant confirmer des hypothèses (1ère étape de la théorie non vérifiée) ou trouver des lois concernant un phénomène (physique, chimie, biologie, géologie, psychologie, économie, etc.).

Le parcours d’une expérimente est divisé en observation du phénomène, élaboration d’hypothèses, vérification expérimentale et analyse de données. Les conditions dans lesquelles se déroule l'expérience ne sont jamais idéales, c'est pourquoi on utilise des statistiques.

À chaque observation, le phénomène apparaît comme un cas en soi et répéter ces observations revient à multiplier le nombre de cas, donc de données mesurables. Ces données seront ensuite analysées afin de trouver une tendance générique uniforme. Chaque cas est différent en détail (en raison d'erreurs de mesure), mais pour la même situation, nous pouvons convenir que le phénomène se manifestera de la même manière en moyenne.

Pour atteindre le modèle du phénomène (idéal), il faudra donc éliminer les particularités de chaque cas et isoler uniquement les données communes.

Dans le but de minimiser l'erreur pendant la mesure, la théorie de l'erreur est appliquée dans tous les domaines où un certain degré de précision est requis.

Toute mesure est inévitablement accompagnée d'une incertitude ou d'une erreur sur la valeur mesurée.

L'erreur est par nature inévitable et bien que différents instruments de mesure soient utilisés, il peut être judicieux de réduire la portée. La manipulation des variables pouvant intervenir au cours de l'expérience peut réduire le degré d'erreur, mais elle ne peut pas éliminer l'incertitude de la mesure.

Il s'ensuit que nous ne pouvons avoir qu'une estimation de la valeur réelle que nous voulons mesurer.

Pour ces raisons, le modèle du phénomène est une version approximative du système que nous observons. 
2) Si l'erreur est inévitable, elle sera inévitablement présente en règle générale
En chimie et en physique, on parle souvent de perfection. Par exemple, en physique, un corps est parfaitement rigide lorsqu'il n'est pas déformé par des forces qui lui sont appliquées. Cette explication, comme les autres, est utilisée en sachant que cette condition n’est jamais vérifiable par nature. Le concept est une construction idéale. Un corps rigide perfectionné n'existe donc pas, mais représente la condition limite à laquelle la nature pourrait s'approcher.
En pratique, nous n'avons pas la capacité de mesurer ce monde de manière objective ou parfaite sans éviter l'erreur, car elle ne peut être éliminée.
Les théories sont établies sur la base de la moyenne des données obtenues après différentes mesures et éliminations des déchets. Si, par exemple, nous voulons mesurer parfaitement la longueur d'un corridor, nous devons prendre plusieurs mesures et obtenir la moyenne des données, en tenant compte de toutes les erreurs systématiques ou causales pouvant survenir.
En supposant que nous ne pouvons pas effectuer de mesures fiables en termes de perfection (limites de la faisabilité du phénomène), il semblerait que les phénomènes n'échappent pas à la théorie de l'erreur et paraissent donc naturellement imparfaits.
L'expression grecque concernant une performance parfaite perd son sens, car la performance n'est pas en elle-même mesurable de manière exhaustive, mais approximative et par rapport à la moyenne générale (en tenant compte des erreurs de mesure). Il s'ensuit que, dans le domaine psychologique également, nous pouvons nous référer à des modèles idéaux de fonctionnement, par exemple de la personnalité, sans saisir le caractère unique de chaque cas. 
Mais si la perfection n'existe pas dans la nature, pourquoi avons-nous commencé à parler de perfection?

La définition la plus récente de la perfection est attribuée à Aristote, qui, dans le livre de Metaphysics, décrit 3 nuances du concept: ce qui est complet - qui contient toutes les parties nécessaires; ce qui est si bon que rien de tel ne pourrait être meilleur; ce qui a atteint son but.

Le concept de perfection et d'harmonie, conceptualisé par Platon et les stoïciens, a ensuite été repris dans la sphère chrétienne éthique et théologique. En fait, dans les évangiles de Matthieu, la perfection est recommandée comme une protension vers Dieu. Dans ce milieu théologique tous les synonymes de perfection seront utilisés, en tant que saint, vertueux, sans défauts. Au fil du temps, deux théories différentes se sont opposées au sein de l'Église, entre ceux qui soutenaient qu'il était impossible pour l'homme d'atteindre la perfection et ceux qui croyaient que c'était possible pour tout le monde. Même à l'époque médiévale, nous parlons de perfection comme d'un développement de l'homme en interdépendance avec la société.

Crise du modèle idéal

À cet effet, il semble très intéressant de considérer le modèle du paradoxe de Vanini et le modèle de rationalité limitée de Herbert Simon.

Vanini (1600) a rapporté qu'Empedocle (Ve siècle av. J.-C.) avait théorisé le perfectio propter imperfectionem, c'est-à-dire que la perfection dépendrait de l'incomplétude, car elle offre des possibilités de développement et de réalisation avec de nouvelles fonctionnalités.

Je me permets un vol pindarique sur la théorie de Vygotski (1960) qui a théorisé la possibilité du développement de l'enfant, non pas comme un accord sur la transmission héréditaire, mais plutôt comme le résultat d'une stimulation sociale et culturelle. Une tension vers le développement, grâce à la nature perfectible du cerveau. 
Herbert Simon (1960) suggère que les personnes prennent des décisions de manière partiellement irrationnelle.

Ce modèle a émergé en réponse à la théorie de la rationalité selon laquelle les êtres humains décident quelle est la solution optimale pour chaque problème en utilisant toutes les informations disponibles.

Comme nous l'avons vu concernant l'inexactitude des instruments de mesure en général, l'homme n'échappe pas non plus à la théorie des erreurs. Et sur ces réflexions, Herbert Simon a élaboré son discours sur l'irrationalité des choix. En fait, il décrit un homme administratif incapable de saisir la complexité du monde, par opposition à l'homme économique idéal.

Il a remarqué l'incongruité du modèle économique de l'homme, tout en programmant un ordinateur pour raisonner sur un problème. Il s'est rendu compte que face à un problème complexe, il est difficile de trouver la solution en raisonnant de manière claire et linéaire, mais nous procédons plutôt par la récupération d'informations aléatoires et de données puissamment pertinentes, afin d'interrompre nos recherches une fois qu'un certain niveau de compréhension du problème est atteint.

Les décisions sont ensuite prises en fonction du coût d'analyse du cas. Confronté à une situation de choix qui ne peut pas être optimisé, le sujet utilise des heuristiques (réflexions économiques pour le cerveau à faible consommation, immédiatement disponibles) et cherche des solutions satisfaisantes plutôt qu'optimales.

Le sujet a établi automatiquement et pas nécessairement consciemment ce qui constitue une réponse satisfaisante (critère de satisfaction), afin de mettre un terme (règle d’arrestation) à ses propres recherches lorsqu’il les a trouvées.

La sélection des informations jugées congruentes dépend de variables aléatoires, environnementales et personnelles. Il s'ensuit que lorsque nous devons prendre une décision, nous choisissons de la meilleure façon, en tenant compte des limites de notre capacité de choisir. Il est clair qu'après un certain temps, nos mesures pourraient être considérées comme inexactes, mais parce que nous aurons acquis de nouvelles données et informations essentielles.
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